Capolini di Acmella oleracea in coltivazione

Spillantea

Acmella italiana, dalla pianta all’estratto.

Coltiviamo Acmella oleracea in Italia e la seguiamo fino all’estratto standardizzato. Droga vegetale ed estratto vengono dallo stesso campo e dalla stessa filiera.

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Il progetto

Una sola filiera, dal seme all’ingrediente.

Coltiviamo Acmella oleracea in Italia e ne seguiamo l’intero percorso: dalla semina alla droga vegetale, dalla droga vegetale all’estratto.

Questo cambia ciò che possiamo dire di un lotto. Chi acquista un estratto da un intermediario riceve un dato analitico e poco altro; chi ha coltivato la pianta sa da quale campo viene, in che stadio è stata raccolta e come è stata essiccata prima di entrare in estrazione. È la parte di informazione che di solito si perde per strada, ed è quella che determina la ripetibilità.

Spillantea dal marker fitochimico spilanthol
Campo di Acmella oleracea in fioritura
Coltivazione italiana di Acmella oleracea

La pianta

Acmella oleracea

Una botanica sudamericana dalla firma sensoriale inconfondibile.

Acmella oleracea appartiene alla famiglia delle Asteraceae. Kew la identifica come un cultigen associato al Brasile sud-orientale; nel tempo la specie si è diffusa in numerose aree tropicali ed è divenuta nota nella cultura alimentare amazzonica con il nome di jambu.

La pianta è caratterizzata dalla presenza di N-alchilammidi, tra cui lo spilanthol, il composto maggiormente associato al caratteristico effetto sensoriale delle infiorescenze.

Tavola botanica storica raffigurante Acmella
Tavola botanica storica, genere Acmella

Dal jambu alla “toothache plant”

Nel Nord del Brasile Acmella oleracea è parte della tradizione gastronomica e viene consumata come ortaggio e condimento. Masticando foglie e soprattutto infiorescenze si sviluppa rapidamente una sensazione pungente, seguita da formicolio, intensa salivazione e temporaneo intorpidimento della mucosa orale.

Questa esperienza sensoriale spiega il nome internazionale toothache plant e il suo storico impiego nella medicina popolare per il mal di denti. Il riferimento è etnobotanico e non equivale a un’indicazione terapeutica moderna.

Una pianta che si riconosce prima con la bocca che con gli occhi.
Formicolio, salivazione intensa, intorpidimento passeggero: la firma sensoriale del capolino è il primo indizio della sua composizione, ed è ciò che ha portato l’Acmella oleracea dalla cucina amazzonica ai laboratori.
Struttura chimica dello spilanthol

Focus fitochimico

Non solo spilanthol.

Lo spilanthol è la N-alchilammide più nota dell’Acmella oleracea, e da lì viene il nome Spillantea. Ma non è l’unica.

Nella specie sono descritte diverse N-alchilammidi della stessa famiglia, che compongono un profilo più articolato di quanto suggerisca un singolo marker. È su questo profilo — non su una molecola sola — che leggiamo la nostra coltivazione e i nostri estratti.

Lo spilanthol resta il riferimento con cui leggiamo il valore della materia prima: orienta il momento di raccolta, la conduzione dell’estrazione e la lettura della variabilità fra un lotto e il successivo.

Cromatogramma HPLC a 229 nm di un estratto di Acmella oleracea: picco principale dello spilanthol e alchilammidi minori identificate
Cromatogramma HPLC-UV (229 nm) di un nostro estratto. Il picco maggiore è lo spilanthol; accanto sono identificate altre N-alchilammidi della specie.

Il tracciato mostra perché parliamo di profilo e non di singolo marker: lo spilanthol domina, ma non è solo. Leggere anche le alchilammidi minori è ciò che permette di riconoscere un lotto e di confrontarlo con quelli che lo precedono.

Filiera

Dalla pianta all’estratto.

Sei passaggi, un solo responsabile. La materia prima non cambia proprietario lungo il percorso: dal campo all’estratto resta nostra.

  1. ColtivazioneGestione della pianta e del ciclo produttivo.
  2. RaccoltaSelezione dei capolini nello stadio definito.
  3. EssiccazioneRiduzione controllata dell’acqua nella matrice.Qui esce la droga vegetale
  4. SelezioneControllo e preparazione della materia prima.
  5. EstrazioneTrasformazione della matrice in estratto.
  6. StandardizzazioneConcentrazione, stabilizzazione e verifica del profilo.Qui esce l’estratto

Dove avviene l’estrazione

La trasformazione è affidata a un laboratorio partner specializzato in estratti botanici, che lavora esclusivamente la nostra biomassa, su nostra specifica e per nostro conto. La pianta entra come nostra ed esce come nostra: il partner esegue la lavorazione, non fornisce l’estratto.

È una scelta deliberata: ci permette di accedere a competenze e impianti di livello industriale senza spezzare la tracciabilità, perché ogni lotto di estratto resta riconducibile al lotto di campo da cui proviene.

Prodotti

Due uscite dalla stessa filiera.

La droga vegetale e l’estratto non sono due linee separate: sono lo stesso raccolto, fermato in due punti diversi del percorso.

Uscita 1

Droga vegetale

Acmella oleraceacapolini essiccati

Capolini raccolti nello stadio definito ed essiccati in azienda, senza passaggi intermedi fra il campo e il confezionamento. È la materia prima da cui parte anche il nostro estratto.

Specie
Acmella oleracea (L.) R.K.Jansen
Parte usata
Capolini
Origine
Coltivazione propria, Italia
Destinazione
Estrazione, uso tecnico e sensoriale
Uscita 2

Estratto standardizzato

Acmella oleracea extract — ingrediente cosmetico

Estratto idroalcolico dei nostri capolini, concentrato, standardizzato e stabilizzato. Ogni lotto è verificato in HPLC sul profilo in alchilammidi e resta riconducibile al lotto di campo di provenienza.

Materia prima
Capolini di coltivazione propria
Estrazione
Idroalcolica, solvente rimosso
Controllo
HPLC-UV sul profilo in alchilammidi
Destinazione
Formulazione cosmetica, B2B

Titolo garantito, forma di fornitura, veicolo e specifiche complete sono indicati nella scheda tecnica, disponibile su richiesta insieme al certificato di analisi del lotto.

Applicazioni contemporanee

Una pianta, tre ambiti di ricerca.

La ricerca recente ha spostato l’attenzione dall’uso tradizionale alla caratterizzazione di estratti e formulazioni, con lo spilanthol come riferimento fitochimico.

Cosmetica

Applicazione topica

Che cosa dice la ricerca

Estratti di Acmella oleracea sono stati incorporati in formulazioni topiche studiate sull’uomo. Gli studi pubblicati hanno valutato parametri come microrilievo cutaneo, idratazione e aspetto delle linee di espressione.

Che cosa guarda un formulatore

Le N-alchilammidi sono molecole lipofile: la scelta del solvente di estrazione e la titolazione sul marker determinano il dosaggio d’uso e la ripetibilità fra un lotto e il successivo. È il motivo per cui il nostro estratto viene letto sul profilo, non su un valore singolo.

Mixology

Uso sensoriale

Che cosa dice la ricerca

Il profilo sensoriale delle infiorescenze — pungente, salivante, temporaneamente anestetizzante — ha trovato spazio nella gastronomia contemporanea. I buzz buttons vengono impiegati per costruire esperienze in cui la percezione orale diventa parte del piatto o della bevanda.

Che cosa guarda chi lo usa

Qui l’ingrediente resta visibile nel prodotto finito: contano la dimensione e l’integrità del capolino, la sua freschezza e la costanza dell’intensità percepita, che dipende dal momento di raccolta.

Ricerca clinica

Studi di terzi

Che cosa dice la ricerca

Una combinazione di estratti di Acmella oleracea e Boswellia serrata è stata studiata in un modello sperimentale e, successivamente, in uno studio retrospettivo in ambito ginecologico.

Come va letta

Sono risultati preliminari, riferiti a una combinazione botanica e a studi condotti da terzi: non dimostrano un’efficacia clinica della sola Acmella e non riguardano prodotti Spillantea.

Le informazioni di questa sezione descrivono lo stato della letteratura scientifica sulla specie. Non costituiscono indicazioni terapeutiche né claim su prodotti finiti.

Il nostro approccio

Chi coltiva sa che cosa entra in estrazione.

La variabilità di un estratto botanico nasce quasi sempre a monte, nel campo e nell’essiccazione, non nel reattore. Presidiare quella parte è ciò che rende un lotto ripetibile.

Tracciabilità

Ogni lotto di estratto risale al lotto di campo, alla data di raccolta e al ciclo che lo ha prodotto.

Caratterizzazione

Materia prima ed estratto vengono letti attraverso il profilo in alchilammidi, non attraverso un marker isolato.

Riproducibilità

Coltivazione, essiccazione ed estrazione sono documentate, così che i lotti possano essere confrontati fra loro.

Paesaggio agricolo italiano

Coltivata in Italia.

Una specie botanica non convenzionale, portata in coltivazione italiana e seguita per l’intero ciclo, fino all’estratto.

Chi siamo

Competenze botaniche, formulative e scientifiche.

Spillantea nasce dall’incontro tra coltivazione, cultura della materia prima vegetale e ricerca applicata ai botanicals. Le due metà della filiera hanno una persona ciascuna.

Elena

Coltivazione e materia prima
  • Agrotecnico laureato
  • Scienze Farmaceutiche Applicate
  • Tecniche Erboristiche

Unisce l’abilitazione professionale in ambito agronomico alla formazione farmaceutica sulle piante officinali: segue la coltivazione dell’Acmella oleracea e le scelte che determinano la qualità della materia prima prima ancora che entri in laboratorio.

Paolo

Ricerca e formulazione
  • Farmacia
  • Master in Fitoterapia
  • R&D botanicals

Ricercatore sui botanicals e formulatore. Si occupa di caratterizzazione fitochimica, sviluppo del processo estrattivo e definizione delle specifiche dell’ingrediente.

Spillantea

Acmella italiana, dalla pianta all’estratto.

Per informazioni, campioni e schede tecniche info@spillantea.it